Inaugurazione progetto Monte 1Quel “mondo piccolo” di comunità locali, magari di montagna, che spesso frequentiamo per vacanza o per i trekking domenicali, sembrerebbe in via di estinzione, di qua e di là della frontiera.

Alcune realtà, certo, possono godere di una fortuna turistica capace di creare un indotto sufficiente a mantenere attività economiche, residenti per tutto l’anno, vita sociale. Ma per le altre, il destino sembra segnato: spopolamento, decadenza, abbandono.

D’altro canto, alcuni segnali potrebbero far pensare che la traiettoria di decadenza e abbandono possa anche invertirsi.

Due esempi.

Il primo. Le nuove modalità di lavoro slegano sempre più la prestazione lavorativa dalla presenza fisica in un dato luogo. Molti team oggi sono composti da persone che fisicamente si trovano in località molto lontane tra di loro.

Il secondo. Per molti i costi di vita nelle realtà urbane sono saliti al limite del sostenibile. Si pensi ai prezzi degli appartamenti e degli affitti. Questo spinge a trovare soluzioni alternative. A volte radicali, come la scelta di un contesto più periferico, ma più economico e forse anche più salubre.

Due segnali che potrebbero non avere alcun effetto per i piccoli comuni discosti. O magari sì. Uno sguardo più attento potrebbe mettere in discussione le nostre certezze sull’inevitabilità della crisi e potrebbe far sperare in nuove possibilità.

E’ perfino immaginabile che proprio quel “mondo piccolo” diventi un laboratorio per sperimentare nuovi stili di vita, nuovi modi di “essere comunità”, nuovi modi di “fare politiche”, anche a beneficio delle realtà urbane.Sagra del torchio palanzo 1

Le relazioni comunitarie generano solidarietà spontanea e favoriscono la resilienza individuale e collettiva. La coesione sociale è anche fondamentale per la vitalità di un sistema democratico. Non sono forse spunti utili anche per le periferie urbane? Si parla di quartieri-dormitorio, pezzi di territorio dove le relazioni tra gli individui che vi abitano sono limitate. Luoghi diversamente vuoti. Un fenomeno che tocca prevalentemente le città ma che non risparmia le aree periurbane, vittime di un pendolarismo giornaliero accentuato e di una forte rotazione della popolazione residente.

Tra le funzioni del Comune vi è quella di “incubatore di comunità” attraverso appunto la creazione di quelle condizioni favorevoli capaci di creare coesione sociale. Non è solo una questione di urbanistica green ma di un’urbanistica sociale. Lo scopo è rilanciare il paesaggio urbano dal punto di vista sociale, culturale e urbanistico e, in modo diretto, migliorarne l’attrattività residenziale, ma anche favorire una integrazione integenerazionale.

Non sono necessari interventi costosi, ciò che conta è la creatività capace di valorizzare i luoghi, connettere le persone, riproporre in chiave moderna le abitudini e le tradizioni di una comunità. Questa creatività ha origine nell’approccio, non burocratico e strutturale, ma partecipativo e inclusivo. Il successo dei due esempi che verranno analizzati risiede anche nel fatto che hanno saputo coinvolgere le persone che vivono, lavorano o semplicemente popolano il territorio in un processo co-creativo.

Il primo caso è Monte, frazione di Castel San Pietro (Cantone Ticino), che ha recentemente realizzato un progetto di intervento, non semplicemente architettonico, che ha destato molta curiosità e ha vinto anche prestigiosi premi internazionali.

Il secondo è Palanzo, frazione di Faggeto Lario (Provincia di Como), dove in maniera del tutto naturale si sta registrando un trend di ripopolamento molto interessante.

Nel piccolo è più facile riconoscere i fenomeni e le relazioni causa-effetto. E’ questo quello che avviene nei laboratori: si osserva che cosa accade per trarne indicazioni utili per la vita di tutti. Le andiamo a scoprire innanzitutto a partire dai loro protagonisti: le persone che ci vivono, ci lavorano, che operano nelle istituzioni locali.